Armonia di voci

Il progetto “Armonia di voci”

Il calendario dei concerti

Il coro rappresenta un importante elemento di unificazione in grado di mettere in costante comunicazione generazioni e culture diverse che, cantando, trovano il piacere di stare insieme, di scambiarsi opinioni e vivere emozioni. Nessun limite d’età o differenza etnica per far parte di un coro, tutti uniti dalla stessa passione per una disciplina musicale che è anche luogo di socializzazione e di condivisione. In questo contesto si inserisce il progetto Armonia di voci, realizzato con il sostegno del Ministero del lavoro e delle politiche sociali nell’ambito dei contributi riservati alle A.P.S. (Associazioni di Promozione Sociale). La proposta rivolge lo sguardo al variegato e ampio mondo culturale-musicale dei gruppi linguistici minoritari presenti in Italia e prevede la realizzazione, in sinergia con le associazioni regionali corali, di un Festival nazionale delle minoranze linguistiche, un importante momento di incontro e confronto con queste realtà e le loro ricche tradizioni.

L’idea da cui nasce il progetto

La Repubblica Italiana è uno dei pochi paesi europei che esplicitamente tutela, nella sua Costituzione, le minoranze linguistiche. La legge n. 482 del 15 dicembre 1999, in attuazione dell’art. 6 della carta costituzionale, disciplina in forma organica la tutela della lingua e della cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.
Secondo le stime del Ministero dell’interno, circa il 5% della popolazione italiana ha come lingua materna una lingua diversa dall’italiano. Il principio cardine su cui poggia la normativa è che le diversità linguistiche costituiscono per l’Italia e per l’Europa una preziosissima risorsa: “la tutela e la promozione delle lingue minoritarie rappresentano un contributo importante per l’edificazione di una Europa fondata sui principi della democrazia e della diversità culturale, nel quadro della sovranità nazionale e della integrità territoriale” (Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie - Strasburgo, 5 novembre 1992).
Tali realtà sono molto vive in ambito sociale, civile e artistico-culturale. Non si tratta di folclore o di mera tradizione, ma di gruppi dalla forte connotazione identitaria, come dimostrato dalla ricchezza e dalla vivacità intellettuale delle loro manifestazioni, delle documentazioni prodotte, degli studi antropologici ed etno-musicologici effettuati. Si intende quindi organizzare un festival di rilievo nazionale che possa rappresentare un ulteriore apprezzabile ponte comunicativo fra diverse culture, usi e tradizioni, costituendo un evento di prestigio nell’intero scenario corale e culturale del Paese.

Gli obiettivi

Tutelare una presenza minoritaria su un territorio non significa soltanto affrontare la questione dal punto di vista della lingua. Ci sono dimensioni che, dalla musica alla letteratura, dalla storia all’arte, vanno partecipate e poste all’attenzione attraverso una visuale sia complessiva che specifica nei vari campi di interesse e di studio. L’organizzazione del Festival nazionale delle minoranze linguistiche sarà quindi:

  • un incontro per valorizzare le comunità di minoranza etnolinguistica alla luce di un processo di conoscenza delle culture sommerse che si confrontano costantemente con la storia italiana;
  • uno stimolo alla realizzazione di un vero e proprio modello interpretativo che permetta di conoscere quei processi culturali che hanno caratterizzato popoli e civiltà in Italia;
  • un viaggio tra le minoranze etnico-linguistiche alla luce di un confronto tra culture che presentano segni di diversità ma anche tracciati il cui approfondimento resta fondamentale;
  • una lettura musicale comparata delle minoranze etnico e linguistiche;
  • un dialogo necessario all’insegna della conoscenza delle culture, che si esprimono grazie a delle tradizioni che costituiscono un modello di valori.

Le metodologie

L’organizzazione del Festival presuppone il coinvolgimento e la preziosa collaborazione delle associazioni regionali corali al fine di individuare le formazioni corali che più propriamente si identificano nell’ambito delle minoranze linguistiche dislocate sul territorio nazionale.
Ilfestival, che non ha finalità competitive, si terrà nel corso del2010 e vedrà l’organizzazione di una dozzina di concerti dislocati sul territorio nazionale, nelle rispettive aree di interesse, con un epilogo che raggrupperà i cori e i gruppi che si saranno particolarmente distinti in occasione degli appuntamenti territoriali. A corredo del progetto, per rappresentarne la complessità e la ricchezza, verrà realizzato un volume contenente alcune delle composizioni eseguite dalle formazioni coinvolte nella manifestazione.

I principali risultati attesi

Tra i risultati più importanti vi sarà quello di contribuire a stimolare il passaggio dall’idea di cultura sommersa a quella di altra cultura, dall’idea di cultura della nostalgia a quella di offrire un futuro alla nostalgia stessa e da questa a un’idea metaforica che incida un solco nel dettato del quotidiano. Questo progetto recherà con sé:

  • la creazione di ulteriori condizioni affinché le espressioni musicali minori entrino a pieno titolo nel patrimonio culturale nazionale preservandole e impedendone la progressiva estinzione;
  • la promozione delle potenzialità che emergono dalle molteplici culture presenti nel nostro Paese come antidoto ai processi di separazione, diversità e recriminazione identitaria;
  • l’intervento sui giovani per favorire il processo di trasmissione dei saperi e l’aggiornamento di talune forme di cultura popolare salvaguardandone l’identità storica primaria;
  • la riproposizione, in tali culture, della grande attualità e capacità di innovazione, sia nei linguaggi che nelle forme.

La vera archeologia del sapere consiste nel dare un orizzonte al valore di etnia all’interno di un contesto in cui le minoranze hanno un senso profondamente sociale e culturale. Quindi non si tratta di dare un sapere ma di capire il sapere che è tradizione. Un compito di alto profilo pedagogico poiché senza l’educazione alla conoscenza tutto diventa asettico.

Armonia di voci
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